Origini e caratteristiche del Labrador Retriever

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Malgrado le numerose ricerche fatte sull’origine del Labrador, non si sono ancora trovate prove sicure che documentino esaurientemente la sua nascita ed il suo sviluppo.

Le prime descrizioni di un cane dalle caratteristiche molto simili a quelle del Labrador attuale risalgono agli inizi del 1800, in cui appare nei racconti dei viaggiatori che testimoniano di averlo visto vivere con i pescatori sulle banchine dei porti della Terranova, in Canada.

Il colonnello Peter Hawker, in uno scritto del 1814, descrive una variante del Terranova chiamata St. John e così ne parla: “Eccellente per qualsiasi tipo di caccia, ha il manto solitamente nero e non è più grande di un Pointer. È estremamente veloce nella corsa e nel nuoto: ha belle gambe, pelo corto e la coda non è così arricciata come quella del Terranova”.

Sulle fredde coste del Canada il manto corto di questo cane era particolarmente apprezzato per il fatto che, uscendo dall’acqua gelata, non vi si formava il ghiaccio come su quello più lungo dei Terranova.
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In tutte le descrizioni risalenti all’800, i termini Labrador e Terranova sono usati indistintamente. Questo fa pensare che a quei tempi non esistesse ancora chiaramente il Labrador con le caratteristiche pure che gli conosciamo ora.

Qual è dunque la reale origine del Labrador?

In risposta a questa domanda sono state formulate diverse teorie.

Lord George Scott e Sir John Middleton giunsero alla conclusione che il Labrador è il risultato di vari incroci di cani che facevano la spola assieme ai pescherecci di merluzzo tra le coste della Terranova e Poole Harbour nel Dorset, in Inghilterra.

Di diversa opinione è Mary Roslin-Williams, fondatrice dell’allevamento Mansergh. La signora Roslin-Williams, che ha dato un contributo fondamentale alla formazione della razza nella selezione del manto nero dominante, critica la teoria di Scott e Middleton facendo notare, sulla base della sua esperienza personale, come sia difficile stabilizzare un manto nero puro, nonché altri tratti genetici quali l’istinto di diporto, su una base casuale come quella degli incroci che potevano avvenire ai tempi dei pescatori di merluzzo. E, sostenendo che persino da una linea di purosangue è piuttosto difficile produrre un cane nero puro, senza alcuna macchia bianca, ritiene lecito dubitare che i pescatori della Terranova si fossero dedicati al lusso di selezionare il cane nero St. John come descritto dal colonnello Hawker.

L’ipotesi che avanza è invece quella che il Labrador discenda da un cane da lavoro usato dai contadini delle regioni costiere del Portogallo del nord, a quei tempi centro di traffici marittimi.  Questo cane, chiamato Cane di Castro Laboreiro, esiste tutt’oggi e assomiglia a un brutto Labrador. Il nome stesso fa pensare alla possibilità di una distorsione fonetica operata dai rozzi pescatori della Terranova, i quali avendo forse difficoltà a pronunciare appropriatamente il termine straniero, tuttavia conoscevano già la parola Labrador, essendo questo il nome di una provincia confinante.

Le origini del Labrador non sono state quindi ancora definitivamente chiarite: ciò che si può dire con certezza è che molto presto gli allevatori inglesi notarono la sua abilità di riporto delle prede ferite sia dall’acqua che da terra e decisero di inserirlo nelle linee di sangue dei cani da riporto.

Fu così che il gentleman sportivo Lord Malmesbury, che abitava a Hurn Court, vicino a Poole Harbour, produsse il primo grande capostipite dei Labrador neri, con tutte le caratteristiche del Labrador odierno. Buccleuch Avon, nato nel 1885, aveva testa splendida, un’espressione dolce, un doppio manto e la tipica coda da lontra.

Lord Malmesbury regalò alcuni dei suoi cani al sesto duca di Buccleuch e a Lord Hume.

L’Inghilterra a quei tempi era passata attraverso la rivoluzione industriale, era ricca e l’impero era al suo apice. Le menti più aperte erano affascinate dalle ricerche sull’evoluzione scientifica e in particolar modo gli aristocratici avevano mezzi e tempo a disposizione per occuparsi con successo della creazione e del miglioramento di specie vegetali e animali.

È in questo periodo che il Labrador, dalla base randagio-istintiva, passa a essere amato soggetto di selezione da parte di nobili allevatori, già abituati a selezionare intelligentemente razze vaccine, equine, caprine, ecc.

Il Labrador così conquista in  Inghilterra il suo posto al sole come razza ben definita, e infatti leggiamo in un articolo del 1870, scritto in occasione di una mostra canina, che “ci si auspica di vedere attuata una divisione netta in due classi separate e ben distinte tra il conosciuto Terranova e il Labrador dal manto nero carbone”.

Dalla fine dell’800 ad oggi il Labrador è diventato uno dei cani più popolari grazie al suo temperamento dolce e alla sua generosità lavorativa.

Alla famosa mostra internazionale di Crufts, per ben tre volte, un Labrador vinse il premio “Best in show”: nel 1932, ‘33 e ‘37. I premi furono tutti vinti da Lady Howe: nel ‘32 e ‘33 col suo amato cane, il campione Bramshaw Bob, e nel ‘37 con il campione Cheverella Ben of Banchory.
Nel 1938, sempre a Crufts, re Giorgio VI presentò sotto l’affisso reale “Sandringham” il suo cane Stream, allevato dal padre Giorgio V. La famiglia reale inglese ha tuttora un bellissimo allevamento di Labrador, selezionati più per il lavoro che per il ring.

In Inghilterra ci sono stati solo dieci campioni Labrador doppi, cioè sia di bellezza che di lavoro, e tutti discendono in linea maschile da tre stalloni: Avon, Netherby Boatswain e Smiler di Lord Malmesbury.

Tra le persone che hanno contribuito alla formazione della razza non ci si può dimenticare della signora Gwen Broadley, la quale, lavorando sulle basi già gettate da Lorna, contessa di Howe, regalò alla razza più di settanta campioni sotto il suo affisso “Sandylands”, ancora oggi uno degli allevamenti più prestigiosi d’Inghilterra.

Il Kennel Club inglese (associazione che regola tutte le razze canine) riconobbe ufficialmente la razza Labrador nel 1904 e l’Associazione di razza Labrador fu fondata nel 1916.
Benché all’inizio predominassero i neri, anche i gialli poco a poco cominciarono ad essere allevati. La signora Veronica Wormald fondò l’Associazione di razza Labrador Giallo nel 1925 e continuò ad esibire i suoi cani a Crufts, fino al 1978.

Il terzo colore del manto dei Labrador, oltre al nero e al giallo, è il color cioccolato, che all’inizio fu più propriamente chiamato color fegato.
L’onore di aver allevato la prima campionessa color cioccolato, Cookridge Tango, va alla signora Pauling. Ancora adesso in Inghilterra ci sono solo due campionesse color cioccolato e un solo campione maschio, Lawnwoods Hot Chocolate, che, mandato in America, divenne l’unico campione cioccolato americano-inglese.

Il Kennel Club americano riconobbe ufficialmente la razza Labrador nel 1917 e l’Associazione di razza fu fondata nel 1931.

Da quanto visto finora, va messo in evidenza che il merito di aver formato il Labrador, sia dal punto di vista morfologico che attitudinale, va non solo all’Inghilterra, ma in particolar modo a quegli uomini e quelle donne che si dedicarono con disinteressata passione all’applicazione dei principi di genetica, forgiando quel connubio tra l’utile e il dilettevole che è il Labrador.

Risale solo al luglio 1981 la fondazione ufficiale del Retrievers Club Italiano, che, tra le altre razze di cani da riporto, comprende anche il Labrador (retriever in inglese significa “riportatore”).
Forse comunque spetta proprio all’Italia il merito dell’importazione e della raffigurazione del primo Labrador della storia! Potete immaginare lo stupore della sottoscritta, quando, visitando una mostra del Tiziano a Venezia, nell’ottobre del ‘90, mi trovai di fronte a un ritratto di “Capitano con amorino e cane” del 1552, nel quale, ai piedi del suddetto capitano, figurava un inconfondibile Labrador giallo.

Persino i difetti del cane sono quelli odierni: coda troppo arricciata, orecchie un po’ pesanti e ossatura eccessivamente fine. Come è possibile? Un amico cultore di arte e storia veneziana, propose una spiegazione: meno di 100 anni prima del ritratto, i due veneziano Caboto (padre e figlio) avevano esplorato le coste del Labrador, portando con sé  informazioni, descrizioni e, perché no, esemplari di questo cane d’acqua.

Personalmente sono rimasta folgorata da questo ritratto, di ben 300 anni anteriore rispetto alle prime notizie inglesi su questo cane.

 

Standard di razza

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Aspetto generale
Di struttura forte, compatto, molto attivo, cranio largo, petto e costato ampi e profondi, reni e treno posteriore larghi e forti.
Caratteristiche
Molto agile, di buon carattere, fiuto eccellente. Amante dell’acqua, adattabile, compagno devoto.

Temperamento
Intelligente, entusiasta e docile, desideroso di compiacere. Indole buona, senza traccia di aggressività o di eccessiva timidezza.

Testa e Cranio
Cranio largo con stop ben definito. Testa ben modellata, asciutta, senza guance carnose. Mascelle di lunghezza media, poderose e non aguzze. Tartufo largo, con narici ben sviluppate.

Occhi
Di grandezza media, di color marrone o nocciola, espressione buona e intelligente.

Orecchie
Né larghe né pesanti, portate pendenti vicino alla testa e attaccate un po’ arretrate.

Bocca
Mascelle e denti forti. Dentatura perfetta, regolare e completa, chiusura a forbice, cioè con gli incisivi superiori sovrapposti e aderenti a quelli inferiori e perpendicolari alle mandibole.

Collo
Di bella linea, forte, poderoso, attaccato a spalle ben posizionate.

Arti Anteriori
Spalle lunghe e oblique. Arti dalla buona ossatura, diritti dal gomito al suolo, visti sia dal davanti che di profilo.

Tronco
Torace ampio e disceso, con costole ben arcuate a botte. Reni larghi, compatti e forti.

Arti Posteriori
Ben sviluppati, non inclinati verso la coda; grasselle ben flesse. Garretti discesi; da evitare i garretti vaccini.

Piedi
Rotondi, compatti; dita ben arcuate e cuscinetti plantari ben sviluppati.

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Coda
Caratteristica della razza. Molto grossa verso la base, si assottiglia gradualmente verso la punta; di lunghezza media, è senza frange ma è ricoperta tutt’intorno da un pelo corto, fitto e folto, che le dà quell’aspetto arrotondato da lontra. Può essere portata allegramente, ma mai arricciata sopra il dorso.

Andatura e movimento
Sciolti, con falcate adeguatamente lunghe; arti diritti e solidi visti sia dal davanti che da dietro.

Mantello
Caratteristica della razza. Pelo corto e folto, senza frange ondulate, piuttosto duro al tatto; sottopelo resistente alle intemperie.

Colore
Nero, giallo, rosso volpe e chocolate.

Taglia
L’altezza ideale al garrese è di cm 56-57 per i maschi, di cm 54-56 per le femmine.

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Difetti
Ogni deviazione dallo standard è da considerare un difetto, penalizzato secondo la gravità.

Carattere
È un cane attivo, intelligente, docile e disponibile; è facilmente addestrabile, tanto che viene impiegato per diversi lavori di utilità, ad esempio è molto usato come cane guida per non vedenti e come ausiliario per non udenti, ma anche come cane antidroga e per la ricerca di esplosivi grazie al suo fiuto infallibile. È anche un ottimo cane usato nei centri di pet-therapy, che in Italia sono ancora pochi, ma che stanno crescendo rapidamente. La pet-therapy usa cani molto docili e di buon carattere: attraverso il rapporto con il cane si sono avuti sensibili miglioramenti nelle condizioni mentali di bambini autistici o afflitti da turbe del comportamento.

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Specie in Italia e in Francia il Labrador è un eccellente cane da tartufi: la sua cerca è metodica, più lenta di quella di altre razze, ma praticamente infallibile.

Infine, il Labrador può essere usato come cane “sportivo”, sia in prove di lavoro che in agility.

E non da ultimo è un compagno fedele per la vita!